Burnout

Burnout

Andare in burnout vuol dire non essere più in grado di svolgere con serenità e professionalità il proprio carico di lavoro. Questa condizione colpisce molte categorie di lavoratori, soprattutto quelli che lavorano a contatto con il pubblico, ma i più esposti al rischio sono quelli che svolgono professioni d’aiuto (il cui obiettivo professionale è il benessere e la risoluzione dei problemi dei clienti).

È importante riconoscere di essere in burnout e capire cosa fare quando si è in burnout, perché questa forma di stress lavorativo può degenerare in un esaurimento emotivo cronico.

Cos’è il burnout

Il significato del termine burnout deriva dall’inglese to burn out, ossia bruciarsi, esaurirsi, scoppiare. Si tratta di una sindrome legata allo stress lavoro-correlato, che conduce la persona colpita ad uno stato di esaurimento sul piano emotivo, fisico e mentale.

Le proprie risorse psico-fisiche si esauriscono, il soggetto manifesta sintomi psicologici negativi come l’apatia, il nervosismo, l’irrequietezza, la demoralizzazione, spesso associati a sintomi di natura fisica, delle vere e proprie problematiche anche lavorativamente invalidanti (cefalea, disturbi del sonno, disturbi gastrointestinali).

Il numero di malati di burnout in Italia e nel mondo è in crescita, al punto che, dal 2019, questa sindrome è stata riconosciuta dall’OMS come “fenomeno occupazionale”, inserendo il burnout nella nuova Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-11), sebbene ancora non sia stata ammessa tra le condizioni mediche.

Essere affetti dalla sindrome da burnout comporta una serie di conseguenze fisiche, psicologiche e sociali (non solo per la persona coinvolta, ma anche per la sua famiglia e l’intero ambiente lavorativo), nonostante il burnout si riferisca solo al contesto lavorativo e non alle altre sfere della vita delle persone.

Di conseguenza, al burnout segue una condizione di stress nella vita privata che influenza lo stato di salute generale della persona affetta. Attenzione, però, a non confondere il burnout con lo stress cronico, anche se quest’ultimo può sfociare nella sindrome, con sintomi simili a quelli ansiosi e depressivi.

Sintomi del burnout

Il decorso della sindrome da burnout tocca tre fasi, interessando prima la dimensione dell’energia, poi quella del coinvolgimento e, infine, quella dell’efficacia. Prima di diagnosticare il burnout, dunque, passerà molto tempo e non sarà semplice.

Energia

Nonostante ci sia molto impegno a livello professionale, la persona avverte di aver oltrepassato il suo limite massimo di gestione della tensione, e inizia a provare una sensazione di sfinimento e incapacità a recuperare le energie, con conseguente stress cronico che porta all’esaurimento.

Coinvolgimento

La persona con le energie prosciugate, attiva una strategia difensiva nei confronti del proprio lavoro, fatta da comportamenti che la proteggano dall’esaurimento:

  • distacco mentale,
  • freddezza,
  • disimpegno,
  • cinismo,
  • spossatezza, irritabilità, irrequietezza,
  • malevolenza nei confronti del proprio lavoro,
  • stanchezza cronica.

Efficacia

Il lavoro, a lungo andare, diventa opprimente per la persona che sta sperimentando il burnout, dunque avviene un calo dell’efficienza lavorativa associato a dei sentimenti negativi nei confronti del lavoro:

  • perdita di fiducia nelle proprie capacità,
  • perdita di concentrazione,
  • inefficienza,
  • inadeguatezza,
  • insoddisfazione,
  • rassegnazione,
  • abbattimento.

Il burnout, inoltre, contribuisce allo sviluppo di altri sintomi fisici, psicologici e comportamentali.

Burnout: sintomi fisici

Le conseguenze fisiche più evidenti del burnout sono legate alla somatizzazione, ovvero alla comparsa di sintomi fisici indicativi di un malessere psicologico:

  • stanchezza cronica con incapacità a recuperare, nonostante il riposo;
  • disturbi del sonno;
  • malattie cardiovascolari e fattori di rischio correlati (ipertensioneaumento del colesterolo e trigliceridi, obesità, diabete, sindrome metabolica, infarto, ictus);
  • dolori muscolo-scheletrici generalizzati e tensioni addominali;
  • disturbi gastrointestinali (diarrea, nausea, mancanza di appetito);
  • infezioni ricorrenti respiratorie e gastrointestinali (influenza e gastroenteriti);
  • vertigini;
  • affanno;
  • mal di testa;
  • tachicardia.

Burnout: sintomi psicologici

I sintomi psichici più frequenti, invece, sono:

  • costante stato di tensione;
  • elevata sensibilità allo stress;
  • irritabilità;
  • maggiore vulnerabilità alle delusioni o alle perdite;
  • insonnia;
  • depressione;
  • crisi di pianto;
  • depersonalizzazione;
  • frustrazione e perdita della fiducia in sé stessi;
  • senso di fallimento e insoddisfazione lavorativa;
  • apatia;
  • demoralizzazione;
  • distacco emotivo;
  • vuoto interiore.

Burnout: sintomi comportamentali e occupazionali

Per quanto riguarda il rendimento al lavoro e la gestione del quotidiano, i sintomi riconoscibili del burnout sono:

  • resistenza ad andare al lavoro e frequente assenteismo per malattia;
  • presenzialismo (andare al lavoro ma non essere produttivi);
  • perdita di interesse al lavoro e isolamento da colleghi e utenti;
  • difficoltà a gestire le relazioni interpersonali (entrando in costante conflitto con colleghi e familiari);
  • disturbi del comportamento e perdita di autocontrollo;
  • abuso di alcol, fumo o psicofarmaci.

Cause del burnout

Ma cosa causa il burnout? Quali sono i fattori di rischio?

I motivi principali che conducono il lavoratore verso la sindrome da burnout riguardano il rapporto tra il contesto lavorativo e le richieste ad esso collegate e le risorse proprie del lavoratore; avviene, dunque, che fra lavoro e lavoratore si formi un grande divario, che consuma la persona in termini di energia ed entusiasmo.

Fattori di rischio interni:

  • impegno esagerato e perfezionismo;
  • elevate pretese da sé stessi;
  • definizione di obiettivi irrealistici;
  • aspettative eccessive;
  • dubbi sul senso del proprio operato;
  • difficoltà a dire di no e capire quando fermarsi;
  • perdita del senso di appartenenza al gruppo;
  • impossibilità a partecipare alle decisioni;
  • alto grado di idealismo e valori contrastanti;
  • ambiguità o conflitto di ruolo;
  • personalità (introversa, autoritaria e rigida, ambiziosa, competitiva, esigente, puntuale, aggressiva);
  • abnegazione nel lavoro;
  • vita iperattiva.

Fattori di rischio esterni:

sovraccarico di lavoro;

mancanza di riconoscimento;

  • mancanza di stimoli e gratificazioni;
  • mobbing;
  • ingiustizia e assenza di equità;
  • retribuzione non adeguata;
  • scarso controllo sulle proprie mansioni.

Come curare il burnout

Mentre l’OMS si sta occupando di individuare delle linee guida basate sull’evidenza scientifica e occuparsi del benessere mentale nei luoghi di lavoro, della soddisfazione psicologica e del carico di lavoro, è importante capire come uscire dal burnout, dopo che il medico ha diagnosticato la presenza di sintomi fisici, psichici, lavorativi e comportamentali.

Nella maggior parte dei casi, la cura è di natura psicologica: il miglior modo per curare la sindrome da burnout è la psicoterapia, perché alla salute mentale è collegato il benessere fisico, psicologico e sociale. Il supporto psicologico fornisce alla persona gli strumenti necessari per imparare a comprendere i meccanismi che hanno portato al burnout (motivazioni, limiti, aspettative), a gestire lo stress, a ottenere una gratificazione dai risultati professionali, a programmare la propria crescita lavorativa e personale e a recuperare il benessere psicofisico.

Rimedi per il burnout

Per prevenire il burnout è fondamentale ridurre lo stress, così come:

  • porsi dei limiti;
  • rispettare le proprie esigenze;
  • gestire al meglio il proprio tempo;
  • aumentare la flessibilità e l’autonomia sul posto di lavoro;
  • cercare sostegno tra i colleghi;
  • ridurre le aspettative;
  • soddisfare i propri bisogni;
  • affrontare lo stress, anche con l’aiuto di uno specialista;
  • fare esercizi di rilassamento e consapevolezza;
  • adottare uno stile di vita sano;
  • creare equilibrio tra vita lavorativa e vita privata.